I sette ma

Quando si comincia a pensare seriamente al fatto di dare vita al processo di Transizione nella propria comunità ci si scontra subito con una serie di dubbi. Sono più o meno sempre quelli, tanto che abbiamo iniziato a chiamarli “I sette ma”.

 

#1. Ma non abbiamo fondi…

Non è veramente un problema. I fondi sono un ben misero sostituto dell’entusiasmo e della partecipazione della comunità, che vi porteranno entrambe attraverso i primi passi della vostra transizione. I fondi possono anche richiedere misure di controllo, e potrebbero deviare l’iniziativa in direzioni che vanno contro gli interessi della comunità.

Vi mostreremo come potrete far si che il processo generi un adeguato ammontare di introiti. Non stiamo parlando di fortune, la vostra Transition Town non sarà quotata sul mercato, ma, come mi disse un designer di eco-village Max Lindeggar alcuni anni fa, “se un progetto non da un profitto sarà una perdita”.

La transition town Totnes iniziò nel settembre 2005 senza assolutamente denaro. E si è sempre autofinanziata fin dall’inizio. Le conferenze e le proiezioni di film portarono denaro per sostenere eventi gratuiti come gli open space day.

Arriverete al punto in cui avrete progetti specifici che richiedono denaro, ma fino a quel punto ve la caverete. Conservate le forze finché non accadrà… non permettete che la mancanza di fondi vi fermi.

 

#2. Ma non ci lasceranno fare…

C’è la paura che in qualche modo ogni iniziativa che porti ad un cambiamento sarà osteggiata, soppressa, attaccata da burocrati senza volto o da corporazioni. Se questa paura è forte abbastanza da impedirvi di intraprendere alcuna azione, se l’unica cosa che volete fare è di lasciare tutta la vostra forza a qualche “Loro”, allora state probabilmente leggendo il documento sbagliato. D’altro canto, le Transition Town operano “sotto il radar”, non creano vittime ne creano nemici. Al momento non sembrano incorrere nelle ire di alcuna istituzione esistente.

Al contrario, costruendo giorno dopo giorno la consapevolezza della sostenibilità e sul cambiamento del clima, sarete sorpresi di quante persone in posizioni di potere saranno entusiaste e ispirate da quanto state facendo, e supporteranno, piuttosto che ostacolare, i vostri sforzi.

 

#3. Ma ci sono già gruppi “verdi” in questa città, non voglio pestare loro i piedi…

ne parliamo in dettaglio al passo 3 dei 12 passi fondamentali, ma in sostanza, sareste proprio sfortunati a scontrarvi. Ciò che dovrebbe fare la vostra iniziativa di transizione è di formare un senso e un obiettivo comune per i gruppi esistenti, alcuni dei quali potrebbero essere ormai bruciati e apprezzeranno il nuovo vigore che voi portate. Collegandovi a una rete di gruppi esistenti verso un piano di azione a basso impatto ambientale migliorerà e focalizzerà il loro lavoro, piuttosto che ripeterlo o soffocarlo. Aspettatevi che diventino i vostri più forti alleati, cruciali al successo della vostra transizione.

 

#4. Ma nessuno in questa città si cura dell’ambiente in nessun modo…

Potreste essere giustificati pensando questo, vista l’esistenza di quello che possiamo percepire come un’apatica cultura consumista che ci circonda. Scavate un po’ più in profondità, e troverete che le persone più insospettate sono acuti sostenitori degli elementi chiave dell’iniziativa di transizione – approvvigionamenti, beni, storia e cultura.

Il segreto è andare da loro piuttosto che aspettare che loro vengano da voi. Guardate oltre e vedrete che la vostra comunità è un luogo molto più interessante di quanto pensiate.


#5. Ma sicuramente è troppo tardi per fare qualcosa…?

Potrebbero essere troppo tardi. Ma è probabile che non lo sia. Questo significa che il vostro lavoro è assolutamente cruciale.

Non lasciate che la mancanza di speranza saboti i vostri sforzi – come dice Vandana Shiva, “l’incertezza dei vostri tempi è che non c’è certezza sulla mancanza di speranza”.

 

#6. Ma non possiedo le competenze adeguate…

Se non lo fate come potrebbe essere? Potrebbe essere che non abbiate un dottorato i sostenibilità, o anni di esperienza in agraria o pianificazione. Ciò che è importante è che abbiate a cuore dove vivete, che vediate la necessità di agire, e che siate aperti a nuovi modi di confrontarvi con le persone.

Se ci fosse una descrizione delle competenze per qualcuno che inizi questo processo, l’elenco delle qualità sarebbe tipo:

  • Positivo
  • Buono con le persone
  • Conoscenza del luogo e delle persone chiave

Tant’è. State, dopo tutto, per definire la vostra successione in questo processo (vedete il passo #1), così il vostro ruolo a questo punto è come quello di un giardiniere che prepara il terreno per il giardino che verrà, che siate o non siate li per assistere.

 

7#. Ma non ho la forza di fare ciò!

Come nella frase spesso attribuita a Goethe, “qualunque cosa possiate fare o sognare voi potete, cominciate. L’audacia ha genialità, potere e magia in se!” L’esperienza di cominciare una Transition Town certamente dimostra che questo è il caso, mentre l’idea di preparare la vostra città (o villaggio, o valle o isola) per la vita dopo che il petrolio sarà terminato sembra suggerire nelle sue implicazioni, che c’è qualcosa di inarrestabile nell’energia liberata nel processo di transizione.

Potreste sentirvi sopraffatti dalla prospettiva di tutto il lavoro e la complessità, ma la gente si farà avanti per aiutare. Effettivamente, molti hanno constatato l’ineluttabilità dell’intero processo, come la gente giusta arrivi al momento giusto. C’è qualcosa in questa audacia, nel fare il salto da “perché nessuna fa niente” a “facciamo qualcosa”, che porta l’energia a mettersi in moto.

Spesso, sviluppando iniziative ambientali è come spingere un’auto guasta su per una collina: duro arrancare. Le Transition Town sono come scendere dall’altro lato – l’auto comincia a muoversi più veloce di quanto voi possiate stargli dietro, accelerando continuamente. Una volta data la spinta dalla cima della collina, acquisirà la propria energia. Non voglio dire che a volte non sia una lavoro duro, ma è quasi sempre un piacere.

3 Risposte to “I sette ma”

  1. Bruno Says:

    La vostra proposta mi piace. Puntare all’autosufficenza. Tornare alla natura con le conoscenze di oggi, come i pannelli solari, le coperte in pile, ecc…
    Inoltre abbiamo solo da seguire quelli che già lo fanno: gli Amish d’America! Vedere uno dei tanti siti: http://www.800padutch.com/amish.shtml
    Come è finito l’impero romano, adesso siamo alla fine dell’impero del perolio, dite voi, delle banche dico io. Non importa ci intendiamo lo stesso!
    Un cordiale saluto a tutti.
    Ciliegia

  2. Banzai Says:

    Ho messo la tua pagina sui preferiti, spero di riuscire nell’intento…

    ANdrea F

  3. marco neri Says:

    Parlavo qualche mese fa con un mio amico del fatto che sarebbe bello creare delle comunità altre e autosufficienti, sostenevo il fatto che abbiamo tutti i mezzi per farlo, basterebbe cambiare prospettiva. Tramite il sito di Jacopo Fo mi trovo di fronte ad una autentica rivelazione di cui ignoravo l’esistenza.
    Credo che inizierò a studiare il modo di poter dare il mio contributo.
    Grazie.
    Marco

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