Socialling: una prima definizione

In questi mesi ho passato parecchio tempo a cercare di tirare le somme del lavoro degli ultimi due anni. Dopo avere esplorato gli spazi della Transizione al livello dei rapporti interpersonali e della comunità che ti vive attorno, ho provato a capire meglio cosa può succedere a livello di aziende e istituzioni.

È stata un’esplorazione complessa, intensa, a tratti anche sgradevole (con effetti pesanti sulla sfera personale), ma estremamente interessante e, direi, fruttuosa.

La mia ricerca mirava a capire come si possa massimizzare la produzione di resilienza, capitale sociale, bene comune e felicità attraverso lo sviluppo delle attività tipiche di una società evoluta.

Là fuori è pieno di aziende, associazioni, istituzioni, organizzazioni, ecc. Si può fornire loro una sorta di consluenza che li aiuti a trasformarsi, collegarsi e produrre positive ricadute sociali invece che semplice profitto? Si può farlo utilizzando i principi e le linee guida della Transizione? Si può farlo considerandoli una sorta di “comunità di secondo livello” composta di organizzazioni invece che di individui?

A questo punto la mia risposta è un sì, sembra proprio di sì. Ecco perché vorrei inventare il SOCIALLING che potrebbe affiancarsi al marketing e poi, sperabilmente, sostituirlo quasi completamente.

Una definizione recente (ce ne sono molte altre) del concetto di marketing recita:

Una funzione organizzativa ed un insieme di processi volti a creare, comunicare e trasmettere un valore ai clienti, ed a gestire i rapporti con essi in modo che diano benefici all’impresa ed ai suoi portatori di interesse.

(AMA Board)

Credo sia facile capire come attualmente, il marketing finisca per essere una funzione che ha come solo scopo quello di far realizzare profitto economico ai portatori di interessi. Nella definizione qui sopra, in realtà, ci sarebbe spazio per ben altro, il termine benefici  potrebbe dare accoglienza a scenari ben più ampi, ma sappiamo che poi va a finire che l’unico elemento di questo gioco diventa il profitto, i dividendi, il valore delle azioni.

Cosa potrebbe essere quindi il socialling? Mi azzardo in una prima definizione:

Una funzione organizzativa ed un insieme di processi attuati tra corpo sociale, imprese e istituzioni al fine di produrre benefici il più ampiamente possibile diffusi, resilienza di sistema ed equilibrio dinamico tra economia e risorse.

In realtà, posso notare che io e altri, in Italia e all’estero, stiamo già facendo questo, occupandoci di svolgere questa funzione organizzativa, fornendo a imprese, organizzazioni e istituzioni suggerimenti e assistenza per generare e facilitare questo tipo di processi e le conseguenti, sperabili, ricadute.

Dal mio osservatorio, il bisogno di questo tipo di funzione è in forte aumento, spinta dalla crisi e dal progressivo sviluppo di un nuovo livello di consapevolezza rispetto a molti problemi fino ad oggi ignorati o rimossi. La “comunità allargata” è in cerca di nuovi modelli di relazione, il fatto di trovarli rappresenta spesso la differenza tra la vita e la morte degli organismi che la compongono, siano essi aziende, comuni, associazioni, organizzazioni di categoria, ecc.

Ecco che avere un termine che definisca questa particolare funzione diventa quindi molto utile e pratico. Devo confessare che il termine socialling non ha proprio un bel suono, però mi pare possa servire allo scopo, è già in inglese e quindi non serve tradurlo, insomma, dopo un po’ che ti frulla in testa diventa abbastanza naturale.

Al momento mi pare di aver inserito nella definizione gli elementi fondamentali, ma forse, pensandoci con calma, si potrà migliorare.

In ogni caso ci tornerò sopra per spiegare, prima di tutto a me stesso, quali sono gli ingredienti di questa idea.

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9 Risposte to “Socialling: una prima definizione”

  1. Raffaella Maranzana Says:

    Che bello! Che ne dici di chiamare tutto questo: un processo di orienting tipo “io penso positivo” con tanto di logo che lo rappresenta, al quale aderire per evidenziarsi (da fuori) rispetto a quel che si stà facendo dentro quei gruppi di persone (aziende, organizzazioni, istituzioni, etcc) che accettano di progredire, evolversi e concorrere alla trasformazione? l’adesione a questo “marchio” come membri di, potrebbe offrire una serie di servizi e prevedere una serie di scelte “preferenze” che fanno la differenza, favorendo l’orientamento degli investimenti? cosicchè dal partner al dipendente sia una scelta morale e co-marketing (passaparola) unirsi ad essi da consapevoli avendo tutti un unico obiettivo: costruire da zero il futuro!

    • Cristiano Says:

      Ehh Raffa, grazie del contributo… capisco che tutto questo ti viene spontaneo, ma dico che sarebbe fare marketing e non socialling, il che non è necessariamente sbagliato, ma probabilmente ti riporta poi al punto di partenza invece che aprire spazio per un nuovo paradigma…

      Sicuramente potrebbe diventare interessante essere in grado di riconoscere chi opera in una logica “socialling”, ma se lo facciamo come tu proponi ricaschiamo dritti dritti nel sistema da cui vogliamo uscire, quello che divide, separa buoni e cattivi, vinti e vincitori, ecc…

      A parte le valutazioni etiche (capitolo immenso e complicato), un sistema così fatto non sembra essere in grado di dirigersi verso una forma di equilibrio dinamico (ci sono circa 10.000 anni di sperimentazione a cui fare riferimento), quindi bassa resilienza e sostenibilità. Ovviamente non è questo che vado cercando 🙂

      Però prova a seguire il resto del mio ragionamento, magari ti piace comunque.

  2. Ceci Says:

    Anche io proverò a seguire il resto del ragionamento, ti segnalo però questo: http://www.chefuturo.it/2013/03/societing-reloaded-una-nuova-filosofia-per-uscire-dal-fallimento-del-presente/ in cui si parla di Societing…è qualcosa che si avvicina al tuo Socialling?

    • Cristiano Says:

      Mah… appena ho un attimo me o leggo… magari sì

    • Cristiano Says:

      Ho letto velocemente, mi pare che una parte della tensione sia la stessa, nel breve articolo che hai linkato le soluzioni sembrano un po’ più “meccaniche” che di processo, ma da poche righe non è facile capire. Va molto bene che siano in tanti a ragionare su questi percorsi, sarà più facile trovare le strade che funzionano meglio…

  3. Ceci Says:

    Si, capisco quello che vuoi dire. Mi pare che a volte ci sia una fiducia eccessiva nella tecnologia, in senso lato, come se per cambiare bastasse cambiare gli strumenti che usiamo, mentre probabilmente la soluzione, la via, è soprattutto *politica* anche qui intesa in senso molto lato; ho la stessa impressione di fronte a certe conferenze TED…

  4. Socialling: esplorando l’idea | Io e la Transizione Says:

    […] Mi interessa molto il futuro: è lì che passerò il resto della mia vita. (Groucho Marx) « Socialling: una prima definizione […]

  5. Raffaella Maranzana Says:

    Capisco quello che volete dirmi, lo capisco profondamente e mi piace lo condivido, capisco anche che ci sono “ricercatori instancabili” e “instancabili condizionati”, introdurre il “nuovo” senza utilizzare vecchi schemi è ambizione dei primi e una rogna per i secondi, la mia proposta spontanea viene da anni della mia vita spesi ad arrovellarmi sulla soluzione, durante i quali o capito ( a suon di schiaffi) che non si può eliminare in un sol passaggio vecchi schemi ma, si possono trasformare man mano dal di dentro man mano che prendono forma senza mai perdere di vista l’obiettivo, condurre a piccoli passi “il fattibile” un gradino alla volta l’essere al posto dell’avere vuol dire slatentizzare un identità che poi da singola diviene collettiva, l’alternativa è uno ztunami e a questo ci penserà la natura delle cose se andiamo avanti così. Respons-abilità è la chiamata a cui ognuno è svegliato a rispondere nel momento del bisogno, quando l’urgenza rende chiaro e potente il messaggio. Detto questo che è il mio punto di vista, continuerò molto piacevolmente a leggerti su questa frequenza la “condivisione” entro la quale lungo il cammino ogni contributo può essere utile.

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