Transizione ai bei tempi antichi?

Questo sarà un post bello lungo, quindi rilassatevi, preparatevi un buon te e se c’è in giro una scatola di biscotti caserecci… beh, io ci farei un pensierino. Pronti?

Ragionare sul futuro partendo dallo scenario attuale non è una cosa semplice. Cercare di farlo in un ottica di Transizione, ovvero provare a immaginare dove vogliamo/possiamo andare, può risultare in principio ancora più complesso.

Provo ad utilizzare alcuni dei commenti che le persone presenti al tTalk di Arona stanno gentilmente postando sul blog e cerco di spiegare meglio il mio personale punto di vista su alcuni aspetti del percorso di Transizione.

La fascinazione del piccolo mondo antico

Rosario:

Ragazzi, devo essere sincero, la conferenza di ieri mi ha dato tanto da pensare…. Certo un mondo pulito, senza competizione, cooperativo ( spero non rosso come hanno dimostrato i rossi in tutto il mondo, pensate a PolPot, altrimenti mi viene l’orticaria) che rispetti profondamente uomini, cose e Madre Terra. Ma credo che le conseguenze potrebbero essere terribili.

Come diceva Tiziano Terzani, certi esperimenti che la storia ha tentato non erano privi di un fascino lucido e sinistro. Direi però che decisamente non stiamo parlando di questo…

Rosario:

Riflettiamo insieme, ma prima una premessa : Sono nato 60 anni fà nel centro della Sicilia in una cittadina, Caltanissetta, che ancora a oggi è agli ultimi posti delle città più vivibili. Ricordo ancora la neve tutti gli anni per giorni e giorni, le serate a recitare il rosario con la Nonna, la matriarca, intorno a un braciere di carbonella, il carbone era troppo caro, unico punto, insieme alla cucina, appena riscaldato. Ragazzi non è Fogazzaro, è la mia vita……. La carne una volta alla settimana, quando c’erano i soldi, e il pesce, malgrado fossimo in Sicilia, una volta al mese. Il bagno insieme alle mie 3 cuginette, a turno, in una tinozza di zincato con l’acqua scaldata sulla cucina economica. Appunto i soldi, da piccolo sono stato spesso malato e gracile, il medico aveva prescritto UNA BANANA al giorno, il problema era che non c’erano i soldi per comprarla. A me non sembra che ” la fine dell’era di petrolio a basso costo è un’opportunità piuttosto che una minaccia, e possiamo progettare la futura era a bassa emissione di anidride carbonica come fiorente, caratterizzata da flessibilità e abbondanza “, come ho trovato nel sito di transition town, perchè credo che di questo si tratti : un ritorno al “Piccolo mondo antico” di Fogazzaro o all’albero degli zoccoli di Olmi se preferite, per l’appunto !!!!!

Questo tipo di visione è molto frequente e sicuramente vale la pena ragionarci sopra un po’. Io credo che chiunque provi ad analizzare il passato con un minimo di spirito critico possa giungere molto velocemente a due conclusioni. La prima è che non si stava meglio quando si stava peggio, si stava peggio e basta. Soprattutto rispetto a molti fatti materiali della vita.

Mi piacerebbe farvi sentire un’intervista della Banca della Memoria ad un anziano contadino che ci ha raccontato le “avventure” della sua vita costantemente intercalate da sospirosi “mamma mia che vita che ho fatto…” o “lavoravamo come bestie sapete?” o “sono andato nel campo con la gamba spezzata per non farmi sgridare da mio padre..” ecc.

Insomma, credo che di fanatici dell’economia di sussistenza non ce ne siano molti in circolazione, sicuramente a me non produce nessun entusiasmo immaginare un futuro simile al nostro passato.

La seconda considerazione che si può fare è che certi aspetti delle prime fasi dell’industrializzazione erano invece molto interessanti, soprattutto se li rileggiamo alla luce delle conoscenze attuali. Prendiamo una frase del commento di Anna Lucia:

Anchi’io arrivo da una un’infanzia vissuta in una casa di ringhiera con gabinetto in fondo al cortile, fino a dieci anni. Ma tutto questo non aveva alcuna importanza nella mia vita, era una realta’ condivisa con la maggior parte del paese e non la vivevo come privazione.. anzi, confrontando la mia infanzia con quella dei bambini moderni quante volte ringrazio per le passeggiate fino al fiume in estate e le scivolate con la slitta dall’unica collina del paese !

Anna Lucia nota (e sono tantissimi a farlo) che nonostante una vita più povera di oggetti e beni materiali lei si sentiva sostanzialmente felice. Abbiamo infatti tanti studi che ci spiegano che i livelli di felicità nei paesi sviluppati hanno smesso di aumentare negli anni ’60. Sembra quindi che oltre un certo livello di ricchezza materiale (mangio, bevo, ho una casa sicura, ecc..), le cose che ci circondano non siano in grado di aumentare molto il nostro benessere.

Questo è talmente vero che per produrre un sistema economico in costante crescita abbiamo dovuto studiare tutti i modi possibili per creare continui bisogni indotti. Abbiamo progettato a tavolino l’obsolescenza degli oggetti, la moda, esasperato il design, moltiplicato l’offerta di prodotti all’infinito ecc. Ci siamo appoggiati a cose incredibili come i cicli di endorfina e le leve ormonali perché sennò le persone smettevano “naturalmente” di comprare.

In questo caso il confronto con il passato si rivela come ho già detto interessante. Tutto questo “troppo” non solo non ci fa bene, ma quasi certamente ci fa male, dentro e fuori. Guardatevi questo filmato sul paradosso della scelta tanto per iniziare una piccola esplorazione del tema (ci sono i sottotitoli in italiano).

Con tutto questo volevo arrivare semplicemente a dire che, come in tutte le cose, l’approccio della Transizione è prima di tutto molto pragmatico (e a me questo piace molto). Non si inseguono ideologie, miti, dogmi, fascinazioni nostalgiche. Siamo essere evoluti, possiamo permetterci di sognare restando saldamente consapevoli della realtà. È questa una delle straordinarie qualità dell’uomo.

Il passato contiene moltissime informazioni utili ad immaginare il futuro e contiene infinite trappole da cui stare lontani. Pensate ad esempio al concetto di “comunità”. Le comunità le abbiamo distrutte e polverizzate anche perché il modo di essere comunità del passato era spesso angoscioso e asfissiante. Siamo scappati dalla prigione dei paesini preferendo un beato anonimato nelle città per evitare di subire continue interferenze nella privacy e processi sommari ad ogni angolo di strada. La “comunità” può essere cattiva e soffocante, molto peggio di una prigione. Può anche diventare una gabbia dorata come è successo a molte esperienze di comunità volontarie ed ecovillaggi.

Per fortuna però abbiamo la cultura. Chi ci impedisce di immaginare e creare comunità solidali e rispettose dei valori, della privacy, e della libertà degli individui che le compongono? Nouve forme evolute di convivenza e condivisione, nuovi valori di riferimento ecc.

Torniamo ai commenti.

Prosegue Rosario

Possiamo esaminare tanti aspetti…… il cibo, per esempio, possiamo farcelo con le nostre mani, noi che viviamo in campagna ( pensate a mio cugino che vive in Corso Buenos Aires ) d’estate, naturalmente, d’inverno per continuare a mangiare e non patire la fame come facevano i ns padri, abbiamo bisogno delle serre. Come le riscaldiamo, col fiato ? Naturalmente sono certo non mi diciate con i pannelli solari, per farli ci vogliono le industrie che hanno bisogno di energia e allo stadio dell’arte attuale non vedo alternative SERIE che sostituiscano il petrolio. Non saremo in grado di fare culture su grandi estenzioni, e i cereali come li facciamo ? Come faremo a dare da mangiare anche solo ai ns figli e nipoti ? Per non parlare dei miliardi di persone nel mondo, se devo fare una stima più della metà della popolazione attuale sparirà se non i due terzi !!!!

Questi sono problemi pratici importantissimi. Vediamo però che nemmeno il sistema attuale riesce a risolverli. Produciamo molto più cibo di quanto serva per nutrire l’intero genere umano, ma un miliardo di persone continuano a morire di fame. In prospettiva, la nostra capacità di produrre cibo sembra destinata a ridursi parecchio perché non potremo contare sull’abbondanza di fonti fossili per mandare avanti l’agricoltura industriale. Ma sappiamo che abbiamo anche messo in crisi la fertilità dei suoli, mancano le risorse minerali (vedi la faccenda del fosforo) ecc.

Consideriamo poi che le aziende agricole dei paesi sviluppati stanno in gran parte sull’orlo del falliemento o sopravvivono da anni esclusivamente grazie a sussidi. Una Transizione Agroalimentare è comunque necessaria e deve necessariamente fare i conti con le risorse disponibili sul pianeta. Rosario ricorda con tristezza i tempi della “carne una volta alla settimana”, ma forse questa è la via necessaria per mangiare tutti in modo sostenibile (vedi anche qui e qui),  e non è detto che non ci aiuti parecchio anche a stare meglio.

Come cerco sempre di spiegare nei tTalk non si tratta di pensare in termini di autarchia. Non si può certo pensare che l’autoproduzione del cibo possa essere la risposta al problema. Probabilmente può essere una componenete della risposta perché autoprodurre una parte, anche molto piccola, del proprio cibo comporta molti risvolti interessanti. Allo stesso modo però dovremo immaginare molti altri modi di organizare la produzione, il trasporto e lo stoccaggio.

Ci sono migliaia di esperimenti in corso, c’è tanto da lavorare e tantissimo da inventare. Nelle città di Transizione si parte normalmente dalla promozione dei sistemi più semplici e collaudati come i CSA, gli orti condivisi, gli empori, ma sicuramente questo è solo l’inizio. A Monteveglio stiamo pensando, ad esempio, a un progetto di supporto alla transizione agricola basato sull’esperienze della Stable Schools (lo abbiamo scoperto in Danimarca).

Anche in questo caso voglio arrivare a dire che l’idea della Transizione è quella di fare le cose “davvero”, affrontandole con tutta l’umiltà necessaria, ma non limitandosi al “facciamo qualcosa e sarà sempre meglio che non fare nulla”. Servono soluzioni praticabili e fortemente contestualizzate nelle varie realtà. Si deve pensare alle campagne alle città e a tutto quello che ci sta in mezzo.

Grazie dice:

Caro Cristiano credimi sono tornata a casa servita per” barba e capelli” !
ho anche pensato, ma perchè non sono uscita prima che cominciasse a spiattellarci davanti tutta quella serie di problematiche che è vero, ne avevo sentito parlare ma non avevo mai pensato di poter iniziare a muovermi e fare qualcosa!!!
Ora . . . . fare qualcosa è una parola grossa!

Sì, fare qualcosa può sembrare difficile, ma si può FARE da subito. Guardate cosa dice Anna Lucia:

Noi viviamo in un mondo creato da uomini che hanno perso la conoscenza di quello che sono e del potere delle loro idee e dei loro sogni. C’è una contrapposizione tra pochi che conoscono molto bene il loro potere ma lo applicano senza etica perche’ non sanno di fare parte del tutto, e una marea di persone che non sanno neanche di averlo questo potere creatore e sono in balia di forme pensiero di altri e le fanno loro.
Il cambiamento e’ dentro di noi, quella e’ la sorgente.

Questo è il punto, e ti assicuro che non si tratta di una visione un po’ fantasiosa e naïve di come stanno le cose. Abbiamo certamente il potere e la possibilità pratica di cambiare profondamente il modo in cui viviamo, soprattutto se riusciamo a riattivare le relazioni sociali e a ricominciare (o forse cominciare, perché non so se lo abbiamo mai fatto prima) a sentirci responsabili di ciò che accade.

L’importante è non muoversi isolati e soprattutto considerare sempre il sistema nella sua interezza per non rischiare di muoversi nella direzione sbagliata. Quello che trovo molto interessante e innovativo nel processo proposto dalla Transizione è che ricerca e fornisce strumenti per gestire e facilitare i cambiamenti che ci servono.

La cosa che mi entusiasma e che con questo approccio potremmo andare molto oltre il “limitare i danni” potremmo ambire a una vera evoluzione del nostro modo di abitare il pianeta, una evoluzione profondamente positiva, talmente positiva da sembrare utopia. Non dobbiamo però dimenticare che molto di ciò che abbiamo oggi nei paesi sviluppati, sarebbe apparso molto più che un’utopia solo 100 anni fa. Non poniamo limiti alla nostra capacità di immaginare, è con quella che abbiamo fatto tutto questo cammino, cose belle e cose brutte vengono da questa strana caratteristica di noi scimmie dalla testa grossa.

Spero che questo aggiunga qualche elemento al nostro dialogo, ma come cerco di spiegare sempre, ci vuole un po’ di tempo per farsi un’idea di come questo nuovo approccio può funzionare, bisogna concedersi spazio per approfondire, ma ovviamente io credo che sia tempo ben speso…

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Una Risposta to “Transizione ai bei tempi antichi?”

  1. Rosario Says:

    Bene, Cristian, Non avevo trovato subito la tua risposta visto che hai risposto in un altra pagina. Comunque eccomi qua….. comincio col rispondere alla cara amica Anna Lucia. Cara Anna Lucia, io ti invidio, hai una visione così mistica della vita che per me è praticamente inarrivabile. Certo lo sò che la strada più breve sarebbe quella da te prospettata prendendo coscienza dell’essere perfetto che c’è in noi, ma credo che è quasi un sogno. Potere superare la nostra dimensione e arrivare velocemente a una dimensione spirituale superiore sarebbe come arrivare di colpo al Vahalla. Tornando per terra ricordo che nella conferenza tu, Cristian, hai parlato della fine dei combustibili fossili e di tanti minerali fondamentali per la vita come la viviamo adesso. Io, nel mio commento, sono partito da questo assunto. Nello stesso commento ho chiaramente scritto che dobbiamo abbracciare Madre Terra, smettendola di sfruttarla e inquinarla impunemente, ma non dimenticarci che dobbiamo continuare a progredire in prevalenza spiritualmente, ma anche materialmente……. Tu nel tuo commento parli di risorse sprecate che potrebbero far sopravvivere 1 miliardo di persone in più, ma il problema è che bisognerà trovare risorse per ben più di 1 miliardo. Inoltre come coltiviamo e trasportiamo queste risorse se non abbiamo più energia ? Quando parlo di limitare i danni lo dico scientemente, infatti, a meno di riuscire a fare il salto di dimensione domani o almeno di riuscire ad arrivare a una spiritualità tale che ci consenta di vivere di Prana, siamo costretti a trovare velocemente una nuova fonte energetica che sia pulita e sopportabile da Madre Terra. Solo così potremo attuare una più equa suddivione delle risorse tra tutti gli uomini, un modo meno invasivo di coltivare la Terra naturalmente anche a costo di rinunciare a un pò di comodità che godiamo attualmente. Se non dovessimo riuscire a trovare questa nuova fonte, non c’è comunità, mutuo soccorso, “opportunità” , “epoca fiorente” o immaginazione che tenga, si tornerebbe dritti filati al medio evo, cosa che tra l’altro per l’uomo non è una novità. Dopo i fasti di Roma, pur con tutti i suoi difetti, si è precipitati nell’oscurantismo del medio evo dove il ponte meraviglioso dell’acquedotto realizzato dai romani nell’alta spagna è stato chiamato il ponte del “diablo” perche i piccoli uomini, degni di Torquemada, del medio evo non capivano come l’uomo avesse potuto realizzare un opera così immensa e per loro perfetta….. Quindi, caro Cristian, dì ai tuoi tanti amici scienziati di darsi da fare a trovare questa fonte altrimenti saremo costretti a chiederla chiaramente ai nostri amici delle Pleiadi….. Ciao Rosario

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