Il picco del debito avanza…

Mi ha scritto Birillo (il cane di Paoletti – ormai queste attività di routine le segue lui) e mi informa che il picco del debito avanza inesorabilmente rendendo la tensione generale del sistema economico sempre più insopportabile.

Tra i vari picchi che aleggiano in questo inizio di secolo quello del debito sembrerebbe quello in grado di produrre le conseguenze più pesanti nel tempo più breve (non è detto eh, ma diciamo che ci sono alte probabilità che sia così).

Se volete soffrire un pochino potete leggere questo articolo sul Il Fatto Quotidiano, il punto però è un altro. Non volevo dare l’ennesima notizia nefasta, ma suggerire di concentrarsi sulle contromisure.

Credo che il pericolo più pressante arrivi ora dalle tensioni sociali. Dobbiamo capire che al momento c’è già chi sta vivendo nel mondo del “dopo picco”. Le persone senza lavoro sono ormai centinaia di migliaia e sono costrette a vivere in un mondo che fa finta di nulla.

Questa separazione tra quelli che stanno già soffrendo pesantemente le conseguenze della transizione in atto e quelli che in qualche modo ancora ne sono “protetti” è davvero pericolosa, esasperante, può sfociare in sfoghi distruttivi.

La prima contromossa è quella delle relazioni sociali. È vero che i primi mesi di cassa integrazione alle volte sembrano una piacevole vacanza, magari si trova qualche lavoretto in nero, ecc. ma mano a mano che il tempo passa le cose cambiano.

Quello che mi viene in mente di suggerire è di prestare la massima attenzione alle persone che attorno a noi vengono spinte oltre il picco. Offiramo comprensione, sostegno aiuto di ogni tipo. Creiamo contatti umani e soprattutto, per chi ha già un certo livello di consapevolezza, cerchiamo di spiegare cosa sta succedendo.

Capire il contorno, lo scenario è fondamentale per non perdere totalmente la stima di sè e fondamentale per attivare un pensiero creativo verso il futuro. Se si capisce che il lavoro perduto non tornerà e che la crisi non sta passando, allora è più facile trovare anche una direzione nuova, muoversi in modo conseguente, inventare altre strade.

Questa attenzione non giova solo a chi la riceve, ma evidentemente anche a chi la offre perché in questo modo si prepara psicologicamente ai cambiamenti che prima o poi dovrà affrontare anche lui. E guardate che con un minimo di preparazione molti di questi cambiamenti potrebbero essere davvero piacevoli invece che traumatici (me ne sto rendendo conto di persona anche nella mia sfera lavorativa).

Ora vado a giocare con la molla… magari ne riparliamo.

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