Dopo il training

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È stato il mio primo Transition Training nel ruolo di facilitatore e come immaginavo l’esperienza è ancora più intensa rispetto a quella di semplice partecipante. Come mi spiegava Naresh quando è venuto in Italia a fare il primo, ci vogliono giorni per riprendersi, dalla stanchezza, dal carico emozionale, ma si sente qualcosa di buono nella pancia.

È così, ho appena sentito Ellen e anche lei si sente stanca ma soddisfatta. Questa è un’altra di quelle occasioni in cui è facile pensare che con tutta la meravigliosa energia, con la straordinaria ricchezza che le persone portano dentro si potrebbero veramente fare cose incredibili, andare molto oltre ogni più fervida immaginazione.

Questa mattina ho scambiato anche un paio di email con Naresh per raccontargli com’è andata. Naresh e Sophy hanno creato questo training e lo hanno condotto ormai innumerevoli volte in cinque diversi continenti. La cosa davvero importante da notare è che, a parte le ovvie differenze culturali, gli elementi di base e le reazioni emotive solo le stesse in tutto il mondo industrializzato.

Questo è una specie di indicatore dell’omologazione della nostra sofferenza interiore, qualcosa che evidentemente condividiamo con tutti quelli che abitano il sistema dell’economia della crescita.

È così evidente, almeno a me, che questo tipo di ricchezza e di energia sta dentro la maggior parte delle persone. Basta creare lo spazio necessario a farla uscire. È questo che dovrebbe fare il processo di transizione, creare questo tipo di spazio e metterlo a disposizione di tutti. Tutto qui, non serve altro, il resto verrà da solo e sarà proprio quello che serviva.

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7 Risposte to “Dopo il training”

  1. Anna Says:

    Tu ed Ellen siete stati molto bravi a “tenere” questo spazio per tutti noi.
    Quando facevo l’università ho partecipato a formazioni residenziali sul lavoro di gruppo, esperienze molto intense ma dalle quali sono sempre uscita con la sensazione anche fisica di dover ricomporre dei pezzi.
    Invece adesso mi sento nella mia interezza, come una bolla che ha spazio per espandersi ma che non scoppierà per questo.
    Grazie.

  2. marco sclarandis Says:

    Io sono un esperto di stati depressivi, grazie, per modo di dire, ad una serie di eventi fortùiti, di eredità genetiche, e di consapevole anche se coatta sperimentazione in prima persona.Bene, vi posso dire che al ritorno dal nostro incontro non mi sono sentito nè depresso nè malinconico, nè indifferente, ma gelidamente entusiasta.
    Questo gelido entusiasmo richiederebbe dei versi per poter essere espresso al meglio, cosa che è in mio potere di fare, essendo la più preziosa eredità acquisita dalla mia dinastia.

    Noi siamo già di là
    per questo di qua
    sembriamo monchi
    ma i monti enormi
    li abbiamo scavalcati
    forse perdendo piedi
    avambracci padiglioni
    non di questo c’importa
    con pròtesi vi diremo
    protèsi cosa vedemmo
    anche mezzi ciechi
    siamo tornati indietro
    abbagliati dalla visione
    abbigliati come superstiti
    siamo noi qui per voi
    offerti senza compenso
    l’ascolto di voi integri
    l’attenzione di voi integrati
    il vostro stupore in volto
    remunera il nostro transito
    più che cascata d’oro
    difficile sarà un domani
    essere così grati
    quanto lo siamo ora.

    marco

  3. Weissbach Says:

    Io non so dove arriveremo, ma rompere questa crosta di omertà, vincere i tabù e le sofferenze della rimozione – prima tra di noi e poi con gli altri – sarà già stata una vittoria.
    È proprio vero: la transizione più importante è quella interiore.

  4. Rizomi Says:

    Hei! Ma c’erano un sacco di amici… porca! La prossima…

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