Domenico e la Terra

TERRA-UN-BENE-COMUNE-DA-PRESERVARE

Ho incrociato Domenico Finiguerra durante un incontro pubblico al quale eravamo entrambi invitati a parlare delle nostre esperienze. Lo conoscevo di fama già da prima perché la sua Cassinetta a crescita edilizia zero era giustamente stata notata dai mezzi di informazione, ma era la prima volta che potevo farci quattro chiacchiere.

Ora racconta la sua esperienza di amministratore in questo piccolo e-book che potete scaricare gratuitamente cliccando sull’immagine qui sopra. Ne estraggo un passaggio che mi sembra restituisca abbastanza bene lo spirito che lo anima (almeno per quel poco che lo conosco io), è un appello che condivido pienamente pur credendo che ci sia molto altro da fare su molti altri livelli (ma direi che lo sa anche lui).

In ogni caso trovo sia giusto rendere onore (noi italiani non siamo bravi in questo) allo splendido lavoro che ha fatto fino a qui. Davvero prezioso. Grazie!

Negli ultimi mesi ho avuto diverse occasioni di partecipare a convegni e dibattiti. E via via, un dubbio si è trasformato in certezza. Se io e la mia lista civica non ci fossimo presentati alle elezioni amministrative del 2002, saremmo rimasti un buon gruppo di pressione esterno, ma nulla di più. Avremmo cercato di spingere l’amministrazione a non consumare troppo territorio, sperando nel buon senso, ma nulla di più

Se non ci fossimo presentati alle elezioni, mettendoci in gioco, non avremmo potuto realizzare la nostra piccola esperienza e oggi non sarei qui a parlarvene.

Cosa voglio dire? Se tutti quelli che si impegnano e si sforzano per mettere in discussione il modello di sviluppo vigente e dominante, non organizzano la loro irruzione pacifica nella politica; se tutte le realtà, i movimenti, le associazioni, gli studiosi, gli amministratori, che contestano la società della crescita, del consumismo, del saccheggio del territorio e dei beni comuni, e che affondano i propri convincimenti e le proprie azioni nella consapevolezza che bisogna invertire la rotta, non passano dalla teoria alla pratica; se tutte questi soggetti non escono dalle sale per convegni e dai dibattiti accademici, per dedicarsi alla costruzione di una vera alternativa politica e passando all’azione concreta, diventando nuova classe dirigente, per compiere direttamente le scelte necessarie al salvare il paese e il pianeta; se non si compie questo salto di livello verso la politica attiva, saremo destinati ad osservare impotenti l’affondamento del Titanic.

Dobbiamo avere il coraggio non solo di strappare il microfono dalle mani di chi cerca di distrarre abilmente i passeggeri ignari della nave, ma anche di prendere il comando della nave stessa per poter salvare tutti. Perché su questa nave non ci siamo solo noi, ma anche i nostri figli e i figli dei nostri figli.

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