Ferrara e le sue biciclette

A Ferrara poco traffico e tante biciclette, anche di sera, anche con il freddo. Bello. È come se in questa città una forza invisibile avesse resistito, almeno in parte, alla capcità di penetrazione del petrolio.

Non si sa come, non capisco perché, ma qui hanno deciso in tempi non sospetti che si continuava comunque a muoversi in bici. Sarà una specie di contrappasso? Una reazione alla imponente presenza del polo petrolchimico a due passi dalla città? Sarà saggezza antica che si è saputa conservare nella memoria di cittadini e amministratori? 

L’incontro è andato bene, ma il pubblico era diverso da quelli incontrati fino ad ora. Avvertivo una strana tensione che non sono riuscito a decifrare: qualcosa decisamente mi è sfuggito e continuo a rimuginarci sopra.

Comunque, ancora una volta, mi sono trovato di fronte a una sessantina di persone (non le ho contate a dire la verità) attente e ricettive, cosa estremamente confortante. Erano davvero tanti quelli che tra il pubblico avevano già sentito parlare, o addirittura conoscevano bene, la permacultura. È la prima volta che mi capita.

Per contro mi sono parsi pochissimi ad avere già sentito parlare del picco del petrolio. Alla fine come sempre ci siamo fermati a parlare fino oltre la mezzanotte. È bellissimo che tutte le volte tra chi è venuto all’incontro ci siano almeno un paio di persone che avrebbero voglia di partire subito con la formazione di un gruppo guida.

Altro aspetto positivo è stata la presenza di ben due assessori all’ambiente (comunale e, se non ho capito male provinciale). Più proseguo questo cammino è più mi rendo conto di quante persone valide stanno nelle nostre pubbliche amministrazioni. Il solo fatto di prendersi il disturbo di venire a un incontro di questo tipo mi pare davvero meritorio (il movimento è piccolissimo e io non sono nessuno).

Spero che uno degli effetti del movimento di Transizione sia quello di fornire un supporto a queste figure pubbliche perché possano fare ancora di più di quello che stanno già facendo. Non so se sia il caso di Ferrara, ma in molti contesti ci sono grandi potenziali umani schiacciati da una macchina pubblica rugginosa e dalla grande disattenzione dei cittadini.

Chi era presente ieri e vuole lasciare un commento è assolutamente benvenuto. Sono sempre estremamente utili.

Ancora grazie a Silvia e agli altri organizzatori dell’invito. 
Spero di aver seminato qualcosa di utile.

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5 Risposte to “Ferrara e le sue biciclette”

  1. Rosa Says:

    E’ vero, lei ha ragione.Ieri sera a Ferrara ho capito che possiamo produrre cambiamento.I nostri politici tra noi ad ascoltare lei.E’ stato bello.GRAZIE.

  2. Ale e Moni Says:

    Caro Cristiano, le biciclette sono una bella eredità dei nostri ‘genitori’, una buona abitudine che rischia di svanire se non viene trovato tempestivo rimedio politico e urbanistico alla becera invasione di SUV (o comunque di auto semivuote) che rende la viabilità per le due ruote a pedali nelle ore di punta difficile e pericolosa.
    Giovedì sera all’incontro c’era tensione, hai ragione. Tanta gente, eterogenea, proveniente da diverse realtà associative e politiche; tutti già sensibili alle tematiche della sostenibilità ambientale e della decrescita. La tensione è secondo noi originata da una grande difficoltà per tutte queste realtà per i loro attivisti, nel dialogare, nel fare sinergia, costruire una rete. Da questo forse nasce un po’ di fatalistica rassegnazione, di insofferenza della realtà, di piacersi nel sentirsi diversi da altri, ma a lato pratico impotenti nell’incidere sui cambiamenti. Se riusciamo a superare questa “cattiva abitudine” (certamente non solo ferrarese) siamo convinti che molte cose si possono fare, compreso il “gruppo guida” per partire con la transizione. Grazie ancora per gli stimoli utili e positivi. Speriamo di poterci incontrare nuovamente, anche dalle tue parti.
    ale e moni

    p.s.: all’inizio hai chiesto se c’era qualche medico in sala… perchè?

  3. Cristiano Says:

    Ale e Moni cogliete molti degli aspetti chiave della situazione. Però sempre più spesso faccio incontri organizzati e frequentati da realtà differenti: questo mi fa ben sperare. Forse un po’ di barriere tra “orticelli” stanno crollando e permetteranno di liberare magnifiche energie collettive.

    Ho chiesto se ci fossero medici perché a volte (voi avete avuto una versione accorciata) parlo delle conseguenze del riduzionismo scientifico e faccio esempi riguardanti i medici. Non voglio censurarmi, ma non voglio nemmeno fare torto a persone che magari fanno benissimo il loro lavoro, quindi se ci sono medici in sala cerco di fare questi esempi interagendo con loro in modo da giocare ad armi pari e non avvantaggiarmi della mia posizione di “oratore”.

  4. Pierre Says:

    Ciao Cristiano, concordo con quello che dicono Ale e Moni e con la tua risposta, volevo anche ringraziarti per quella serata a mio avviso molto interessante, stimolante e allarmante; non è che non avessi presente diversi quadri che hai esposto nella prima parte ma è il metterli in relazione che crea un certo “panico”.
    Il giorno dopo per me è stato un giorno con molti pensieri “negativi” un preambolo necessario per poter trovare una molla, un’iniziativa, una risposta personale? penso di si, certo che il boccone è duro da digerire ma si può fare🙂
    Un desiderio, condiviso da altri presenti a quella serata: un secondo incontro per approfondire per toccare i temi che forzatamente abbiamo dovuto sorvolare causa il tempo ridotto, un secondo incontro per entrare nel vivo?

    Un caro saluto
    Pierre

  5. Cristiano Says:

    Credo che qualcuno ci stia già lavorando… mi sa che ci rivedremo presto.

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