Mantova

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Al circolo arci TOM di Mantova c’è un clima ricco, tutto trasuda fervore e voglia di fare cose, in ogni angolo si scorgono tracce di pensieri in corso.

La sala ieri sera era piena, non saprei dire quanti fossimo, probabilmente un’ottantina di persone, e il pubblico decisamente “avanzato”. Di quelli che mi fanno un po’ paura perché composti di gente che ha cominciato a pensare a cambiare profondamente il mondo almeno 10 anni prima di quanto abbia fatto io.

Spiegare il movimento di Transizione è sempre un’impresa complessa e intensa, un’attività nel corso della quale mi accorgo di correre costantemente dei rischi:

  • il rischio di fare troppa paura alle persone descrivendo lo scenario estremamente critico di questi mesi e degli anni a venire
  • oppure il rischio di non essere sufficientemente incisivo nel farlo e di lasciare aperte, al pensiero di chi ascolta, troppe vie di fuga, troppe occasioni per fare a meno di guardare negli occhi la realtà
  • così come corro il rischio di non riuscire a far capire la profondità e le qualità rivoluzionarie che il processo di Transizione mette in atto

Continuo a sperare però che la formula che vado via via affinando, incontro dopo incontro, renda giustizia a questa bellissima idea che potrebbe veramente incidere sulla realtà del mondo.

Questa volta ho potuto contare anche su un prode videomaker che ha ripreso tutto (o quasi). Mi ha promesso di mandarmi un dvd e quindi (se sono venuto bello) potrò pubblicare qualche spezzone.

Invito anche chi era presente a Mantova a inserire riflessioni e suggerimenti nei commenti di questo post o a scrivermi direttamente.

Con l’anno nuovo si ricomincia da Firenze, Bazzano (Bo) e (credo) Ferrara. 

Intanto vediamo che succede a Mantova, ho annusato tracce primordiali di almeno 2 possibili gruppi guida con grandissime potenzialità, avranno il coraggio di prendere coscienza di sé stessi?

___

(Grazie a Marco per la foto, per chi ha letto anche il post su L’Aquila giuro che faccio vedere anche altre immagini oltre a quella dell’albero e del pannello fotovoltaico)

12 Risposte to “Mantova”

  1. Massimo Giacomini Says:

    ciao Cristiano,

    ho assistito con grande interesse alla tua “docenza”, perchè forse di questo si è trattato per me: imparare cose nuove.

    Ti dirò, mi piacerebbe collaborare e dare una mano a questa transizione sia a MN sia a te se hai bisogno perchè abbastanza spesso mi trovo a Monteveglio e ti svelo un piccolo segreto, tua moglie si reca a far spesa in un esercizio commerciale dove c’è una persona a cui son molto legato. Magari ti dirò, forse su un blog non è proprio il caso.

    Comunque, e questo forse ti interessa, che cosa so fare? Sono laureato in chimica (indirizzo organico-biologico) e mi occupo di qualità dei tessuti e di applicazioni chimiche nell’abbigliamento. Potrei dire qualcosa circa le sostanze, nocive o meno, che indossiamo ma anche e soprattutto “che cosa possiamo prendere o riciclare direttamente dalla natura” per indossare dei tessuti ad altissimo contenuto tecnologico partendo da scarti o da materie prime a costo zero….proprio come riportato dai tuoi esempi ieri sera.
    Sfortunatamente ho poco tempo libero, per questo preferirei aiutare il movimento a spot, se serve, piuttosto che far parte dall’inizio di un gruppo guida.

    Spero ci incontreremo. Grazie di tutto davvero.

    ciao Massimo

  2. Francesco Scavello Says:

    Ciao Cristiano,
    anch’io ero presente martedì! E devo dire che dopo l’incontro sono tornato a casa con una grande carica!
    Voglio postare qui un’osservazione perché accanto alle azioni concrete mi auguro che si riescano a produrre anche dibattiti e idee. Non mi dilungherò in complimenti rispetto alla abilità comunicativa e alla capacità di “gestione del gruppo” che hai messo in campo perché mi sembrerebbero superflui.
    L’osservazione, dicevo.
    Nella vita faccio il ricercatore presso una multinazionale. Dico questo perchè, per lavoro, mi ritrovo quotidianamente a confrontarmi con problemi irrisolti. So, quindi, quanto al cospetto di problemi dibattuti si riesca ad affermare di tutto e il contrario di tutto anche, o forse soprattutto, in ambito “tecnico-scientifico”. Questa premessa mi è necessaria perché, in tutta onestà, sono rimasto un po’ perplesso dalla scelta di far scaturire il discorso sulla transizione dalle considerazioni fatte sulla teoria del picco dell’olio. Personalmente credo che la teoria sia ragionevole ma mi rendo conto della complessità delle conoscenze tecniche ed economiche che servirebbero per penetrare la questione!
    Fare leva su considerazioni del genere mi sembra un po’ rischioso perché accanto a chi sostiene e mostra l’esistenza del picco c’è chi sostiene (forse con più efficacia) l’inesistenza del picco! E se poi i “negazionisti” sono quelli che hanno la capacità di indirizzare i processi comunicativi, allora la questione diventa complessa…
    Io credo che la consapevolezza della necessità di migrazione verso un diverso modello di sviluppo debba nascere da elementi più concreti, più legati al vissuto di ognuno e non essere ancorati a cose che, passami la provocazione, alla fine dei conti si collocano nel campo dell’immaginario! L’immaginario è facilmente manipolabile… e fin quando non oltrepasseremo il picco non credo che ci renderemo conto di cosa questo implicherà nel vissuto quotidiano!
    Io credo che l’esperienza quotidiana riesca a produrre la consapevolezza che questo modello di consumo sia necessariamente legato a disuguaglianze, impossibilità di costruzione di reti relazionali e disfacimento delle comunità “composte da almeno tre persone”, oltre che a malattie e ipocondrie! Credo che la consapevolezza che può nascere da questi elementi sia più “efficace”, dato che secondo me è molto difficile ribaltare una prospettiva costruita nella quotidianità! E le ottanta persone che c’erano martedì hanno dimostrato in qualche modo di avere già consapevolezza di tutto ciò…
    In ogni caso la cosa che veramente mi ha affascinato martedì sera è la convergenza “pragmatica” che anima il movimento della transizione… Per cui mi metto a disposizione perché la cosa, in qualche misura, possa crescere!
    Grazie ancora… e a presto, spero!

    Fracnesco

  3. Cristiano Says:

    @ Massimo

    Caro Massimo, come ho cercato di spiegare, una delle cose più belle e efficaci di questo movimento è che siamo convinti che ognuno debba trovare il proprio ruolo seguendo la propria vocazione. Quindi quello che ti senti di fare fallo e nei tempi che tu pensi siano per te adatti, vedrai che il tuo contributo si rivelerà utilissimo.

  4. Cristiano Says:

    @ Francesco

    Come tu osservi, siamo pragmatici.

    In Inghilterra si sono accorti che il tema del “Picco” faceva presa sulle persone molto rapidamente. Questo quando ancora il Picco si immaginava relativamente lontano. Ora la IEA sembra dirci che praticamente c’è già stato. Si comincia a fare un po’ fatica a pensare che quella del picco sia una teoria: sembra piuttosto una concretissima realtà.

    Nell’esperienza fatta fino ad oggi vedo comunque che questo approccio attiva le persone in modo molto efficace, specialmente quando Picco e Riscaldamento Globale vengono presentati spiegandone le correlazioni e le drammatiche potenzialità (volendo si può agevolmente correlare anche l’attuale crisi finanziario/economica come si fa nell’approccio Green New Deal).

    Fino a che non troviamo qualcosa di più efficace credo che continueremo ad utilizzare questo approccio. Persino Al Gore, che dispone di mezzi estremamente potenti, ha sposato questa linea dopo aver lavorato quasi esclusivamente evidenziando solo il problema del Riscaldamento Globale.

    Quando il petrolio è salito a 147 $ la gente è stata colpita in modo intenso e diretto e si è resa conto, in modo molto concreto, di cosa volesse dire.

    Detto questo, il modo più produttivo per “mettersi a disposizione” è quello di cercare di capire bene cosa stiamo facendo e come e poi cominciare a farlo anche tu nella tua comunità.

    Io, per quel che posso, ti aiuterò in tutti i modi a farlo…

  5. Vittorio Bulbarelli Says:

    Carissimo Cristiano,
    sono Vittorio (quello che faceva la spola tra il tuo banchetto e la prima fila per spulciare i testi transitivi). Questa mia anzitutto per ringraziarti dell’impegno e la dedizione strenua nel mostrare la bellezza dell’essere in una dimensione di transizione (esistenziale, energetica, comportamentale, emotiva… duttilità e resilienza sono gemelle diverse). Io ho capito (spero) bene il discorso attorno al picco, molto meno i dettagli concreti dell’esperienza della transizione. Se mi chiedono ora che cos’è più precisamente la transizione, aldilà di poche parole approssimative, non saprei dire granchè. Non credo dipenda dagli elementi da te forniti (anche se la parte del picco io la zipperei a dieci minuti d’orologio, anche per evitare l’effetto terrorifico: credo non sia questo che possa iniziarci come cittadini al cammino della transizione; forse, lo può fare la bellezza e il piacere di dare vita a un’esperienza di autenticità, reciprocità, democrazia reale e miglioramento delle condizioni di vita) ma dalla complessità (nascosta come un cavallo di troia nell’apparente semplicità dell’esperienza) e dall’indeterminatezza (la transizione è cangiante, multiforme e indescrivibile a priori, così ho intuito) insita nella transizione concretamente tradotta.
    Facciamo così, Cristiano: ai prossimi transeunti approfondisci se puoi gli elementi della seconda parte perchè nessuno sale su una nave senza sapere la rotta, il ruolo richiestogli, quanto rimarrà in mare e… quanto costa il biglietto (non dell’aereo che non ha voluto prendere, ma della nave su cui sceglie di imbarcarsi).
    Ora, fai una discreta tara alle cose che scrivo perchè dormicchiavo (per mia stanchezza) in alcuni degli ultimi tratti (magari mi sono perso proprio il sale della questione, è possibile) ma una ridistribuzione delle due parti conferenziali io proverei a farla.
    Ciò detto … le cose che ho capito della seconda parte sono molto attizzanti e coinvolgenti: intanto proverò a studiare (anche se così si transita solo intellettualmente, mentre occorre traghettare il cuore, la pancia e lo spirito per primi), lottando contro l’inglese e vedo se la nebbia ambientale mi si dirada.
    Io di pragmatico ho poco, Cristiano: sono Bilancia testa e occhi in aria e quindi prima di partire ho bisogno di qualche salvagente e di una scialuppa di salvataggio (ossia, almeno due alternative, sempre e comunque, anche da una buona situazione). Se qualcuno però si azzarda e si cimenta a lanciarsi come gruppo guida “in primis” prometto appoggio logistico, creatività fertile e entusiasmo (quello che tu hai trasmesso l’altra sera è stato grande e significativo).
    Intanto, un abbraccio forte e a risentirci presto.
    Grazie degli stimoli e della disponibilità,
    Vittorio (marinaio in cerca di rotta e cartine)

  6. Francesco Scavello Says:

    Terrò senz’altro d’occhio il blog.. e in attesa che il gruppo guida si formi anche a Mantova, “studierò” il report di Hirsch (quello IEA non l’ho visto linkato… puoi dirmi dove posso scaricarlo?) e qualche documento “negazionista” per capire un po’ meglio i nodi!
    Ciao

    Francesco

  7. Cristiano Says:

    Ciao Vittorio,

    grazie per i consigli, è sempre estremamente utile scoprire come le persone vivono questa esperienza. In ogni caso sono contento perché tutti sembrate animati dalla voglia di fare e questo è l’aspetto più importante.

    Il fatto che ti sia rimasta nebulosità sulla seconda parte è perfettamente normale, come ho cercato di spiegare la Transizione è un “processo” un “metodo” non una ricetta e qui sta la sua rivoluzionarietà e la sua forza.

    All’inizio però questo lascia sempre un po’ disorientati e con la sensazione di non riuscirne a stringere il nocciolo. Direi che succede a tutti la stessa cosa.

    La verità è che dopo questo primo incontro, bisognerebbe farne un altro in cui ci si concentra meglio nel capire come far partire il processo, quali strumenti usare, ecc.

    Inoltre, sarebbe davvero importante che ci fosse qualcuno che approfondisce la disciplina della Permacultura, perché quello è un riferimento potente e fondamentale.

    Anzi, visto che mi sembrate molto interessati, perché non ci rivediamo?

  8. Cristiano Says:

    @ Francesco

    Lo WEO 08 lo trovi qui
    https://ioelatransizione.wordpress.com/documenti-utili/

    Non mi risultano documenti negazionisti recenti (anzi se ne trovi fammi sapere che sono curioso)

    Poi puoi seguire il blog di ASPO Italia
    http://aspoitalia.blogspot.com/

    The Oil Drum
    http://www.theoildrum.com/
    per analisi anche dettagliatissime sulla situazione fatte da studiosi e scienziati

    Petrolio
    http://petrolio.blogosfere.it/

  9. Sarah Maistrello Says:

    Ciao Cristiano,
    lascio anche io una mia piccola traccia, anche se ci siamo sentiti per posta elettronica.
    La serata è stata entusiasmante e sarà perchè ormai abituata a sentire e leggere di come sta andando il mondo, il fatto di aver avuto l’occasione di poterci avvicinare anche una parte pratica di come raddrizzare la situazione mi ha fatto uscire più leggera (e in questo periodo di fine gravidanza è un bel traguardo!!!heheh)
    Il questi giorni ci sono state mail girate tra i vari gruppi organizzatori in cui ci si chiedeva come poter fare qualcosa. Tu giustamente hai messo l’accento sulla vicinanza effettiva che ci deve essere tra le persone che pensano di formare un gruppo, ma haimè, siamo un pò sparsi per la provincia, a anche se nessuno ha detto chiaramente di voler formare un gruppo guida, il problema della vicinanza è stato preso in considerazione. (il che mi pare un buon segno) IO mi ci butterei a capofitto, ma fra pochi giorni come sai nasce il piccolo e credo che per un periodo non avrò energie e attenzioni che per lui.
    Ciao caro, ti aggiorno sugli eventi,
    sarah
    Tu che dici?

  10. Cristiano Says:

    @ Sarah

    Nel recente incontro a Nottingham per capire come si può organizzare la Transizione in città è emerso anche il problema che tu segnali. Siamo 10 siamo nella stessa città, ma alla fine siamo comunque lontani.

    In realtà abbiamo lo stesso problema anche a Bologna dove ci sono già parecchie persone coinvolte, ma che non riescono a trovare il loro start-up (e probabilmente anche a L’Aquila ci sono problemi simili).

    Negli Open Space in Inghilterra sono emerse varie proposte in merito, e io penso anche che gran parte dello scoglio sia in realtà di tipo psicologico.

    In ogni caso, rinnovo l’idea di rivederci per vedere se nascono idee su come muoversi e procedere (tu no che devi fare la mamma). Io credo di potervi dare qualche orientamento utile.

  11. Daniele Says:

    Sarà la deformazione professionale (sviluppo applicazioni web) ma il bello di internet è proprio facilitare la comunicazione e l’incontro, e se creassimo una pagina in cui piantare “Transition seeds”… una mappa di google dove piantare “semi di transizione” per facilitare/invogliare la nascita di gruppi guida proprio sulla base della prossimità geografica che ne cosituisce un prerequisito ?!

  12. Cristiano Says:

    Ciao Daniele, la mappa è qui, poi ci sono i vari blogs, uno spazio per iniziati su Ning e uno su Facebook, ma se ti viene in mente altro organizzalo pure.

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