Idee per il futuro: Bardi Mowgli e Kaa

Da quando ho scoperto che Picco del Petrolio è già passato, mi aggiro qui e là per i blog del mondo per vedere se qualcuno è riuscito a elaborare il lutto e ha cominciato a produrre idee per un futuro possibile.

Nella maggior parte dei casi trovo persone intente nel ribadire il loro “ve lo avevo detto” (non molto utili al momento), o troppo demoralizzate per riuscire ad articolare pensieri costruttivi (ormai è tardi, non c’è più nulla da fare), o ancora troppo lontane dalla realtà delle cose e intente a progettare un futuro completamente basato su questo presente (auto a idrogeno per tutti).

Ieri però il solito Ugo Bardi ha pubblicato questo post kipliniano  che spero contribuisca a gettare le basi per per la riorganizzazione del pensiero positivo attorno a questa epoca travagliata. Andate e leggetelo tutto perché è importante.

Ovunque io mi trovi a cercare soluzioni mi imbatto sempre negli stessi tre elementi di base, come fossero ingredienti che bisogna riuscire a combinare assieme per inventarsi la nuova ricetta del mondo:

  • Sostenibilità
  • Beni comuni
  • Nuove forme di governo diffuso

Sono mesi che mi frullano in testa in infinite danze e combinazioni. Più ci penso e più mi paiono indissolubilmente legati, necessari gli uni agli altri.

Se ci pensate sono i fattori chiave della Permacultura, i pilastri del movimento di Transizione, fanno parte del patrimonio delle culture tradizionali.

A forza di pensarci, mi par di essere arrivato a capire che dei tre, quello cruciale potrebbe essere l’ultimo. Ho il sospetto che solo un forma reale di governo diffuso di qualche genere possa garantire le condizioni necessarie alla produzione (e alla protezione) di beni comuni e al raggiungimento di una condizione di equilibrio energetico e delle risorse tale da garantire una reale sostenibilità del nostro modo di vivere.

Il suo futuro sostenibile bastato sull’equilibrio prodotto dall’uso delle energie rinnovabili non credo sia realizzabile con gli attuali meccanismi amministrativi e di governo (che sono figli della società della crescita).

Vanno quantomeno affiancati da processi diversi, probabilmente quelli che si stanno focalizzando ora attraverso le tante straordinarie esperienze di social networking prodotte dalla rete.

Probabilmente dobbiamo attingere a quel We-Think che Charles Leadbeater ha cercato di descrivere nel suo ultimo libro, enfatizzare quella sapienza e fattività collettiva che Harrison Owen ha scoperto attraverso il processo dell’Open Space Technology, coltivare quella energia della comunità che Rob Hopkins ha messo alla base del movimento di Transizione.

Il mio è un ragionamento ancora immaturo, lo appunto qui perché servirà a me da promemoria e magari darà qualche spunto ad altri per ulteriori riflessioni.

Buona lettura del post di Bardi.

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