Addio al picco: traduzione

Io e Ale, nuova entrata nella squadra traduttori e membro operativo di Transition Bristol, abbiamo tradotto il post di Richard Heinberg di cui ho già parlato qui.

Ora che i mercati di credito mondiali stanno soffrendo l’equivalente di un attacco cardiaco, si può dire con fiducia che il picco della produzione mondiale di petrolio é nel passato. Con la domanda di petrolio in ribasso (data la recessione), l’OPEC vorra limitare la produzione. Con gli investimenti che spariscono bruciate dalla deflazione, le compagnie petrolifere avranno difficoltà nel finanziare nuovi progetti (persino avendo il permesso dallo stato per trivellazioni senza quartiere della serie “drill baby drill!”). Quindi, anche se il picco sarebbe stato arrestato di un anno o cinque se la crisi finanziaria non fosse intervenuta, quel tempo “cuscino”, quel tempo cio’é in cui ci si poteva preparare in qualche modo alla vita post-picco, se n’é andato.

Questo non vuole dire che il picco del petrolio non debba più essere considerato importante. In una visione più ampia e a lungo termine delle cose, sarà il declino energetico a costituire il fattore determinante per il destino della nostra civiltà, non una crisi economica o finanziaria.

Quando il mondo comincerà finalmente a riprendersi dal suo caos finanziario (e ci vorrà qualche anno), e la domanda di petrolio ricomincerà a salire di nuovo, l’economica cozzerà contro la limitata disponibilità di petrolio e i prezzi schizzeranno alle stelle, minando alla base la ripresa economica.

Anche se la domanda di petrolio risultasse ridotta nei prossimi anni, lo sfruttamento dei giacimenti esistenti continuerebbe, così eventuali nuovi piani di produzione (quando  finalmente l’industria troverà il modo di finanziarli) dovrebbero compensare un ritmo di declino ancora superiore.

Siamo nello scenario del “caso peggiore” descritto dal rapporto Hirsch – solo che è peggio.

La sola scelte rimasta per i politici è spostare tutti gli sforzi verso la costruzione di nuove infrastrutture per un futuro a bassa energia. Oppure possono provare inutilmente a far ripartire il mercato del creditio perdendo quella che sarà probabilmente l’ultima opportunità di salvare l’economia industriale.

Il tempo ancora disponibile per tergiversare – se davvero ancora esiste – può probabilmente essere misurato soltanto in mesi.

Il risvolto positivo è questo: i politici stanno cominciando a realizzare che devono fare qualcosa di incisivo. Le mosse timide si stanno dimostrando assolutamente insufficienti ad affrontare la scala del collasso economico in atto. Per questo non si può più pensare di escludere un cambio di direzione verso una vera transizione energetica solo a causa della enormità della scala degli interventi e degli sforzi necessari. L’unica barriera che rimane è l’incapacità dei politici di comprendere il vero problema con il quale, loro e noi, dobbiamo confrontarci.

Post originale
Traduzione: Ale & Cristiano

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