Io e l’Incontro al Alcatraz: 1

1° episodio

Visto che c’è già qualcuno che ha scritto il diario delle giornate di Alcatraz, io cercherò di fare quello che non sono riuscito a fare mentre ero là. I presenti sanno che ho sostanzialmente saltato gli interventi che avevo previsto, era giusto lasciare spazio agli ospiti, però magari è mancato un collante tra le varie presentazioni e questo ha generato un po’ di sana confusione. Provo a rimediare ora.

UNA QUESTIONE DI SISTEMI

L’intervento di Ugo Bardi ha scavato profondamente nel nocciolo del problema (e può essere utile anche a capire cosa sta succedendo alle borse in queste settimane): quella che stiamo affrontando è una crisi di sistema.

Noi umani non siamo molto bravi nel comprendere e nell’interpretare sistemi complessi, diciamo che non è nella nostra natura, va oltre le nostre normali possibilità. Per comprendere meglio questo aspetto, Bardi ci ha fatto l’esempio del Comet, il primo aereo passeggeri a reazione mai entrato in servizio, gioiello indiscusso dell’aviazione inglese, un prodigio della tecnologia aeronautica che aveva piazzato la flotta civile di sua maestà britannica dieci passi avanti rispetto a tutte le altre.

Peccato che i Comet, dopo un certo periodo di felice servizio, incominciarono a esplodere in volo. Un aereo passeggeri è un sistema estremamente complesso e valutare in anticipo tutti i fattori e le forze in gioco, prevedendo tutte le possibili interazioni in ogni condizione di volo non è cosa semplice.

Ci vollero grandi sforzi investigativi per capire cosa facesse scoppiare gli aerei, e una buona dose di creatività da parte del capo investigatore che fece costruire un’immensa vasca d’acqua per simulare i cicli di compressione e decompressione che la fusoliera doveva affrontare ad ogni volo.

Alla fine il problema era nei finestrini, avevano angoli troppo squadrati e questo provocava tensione (fatica) nell’alluminio della fusoliera fino a produrre un piccolo cedimento, a quel punto l’aereo scoppiava come un palloncino a causa della pressurizzazione interna.

COME UN PALLONCINO

Il sistema economico produttivo dei paesi sviluppati è ora simile ad un palloncino, ci ha detto Bardi, e fattori come il picco della produzione petrolifera, interagendo con crisi finanziaria, il riscaldamento globale, l’esaurimento progressivo di molte delle risorse disponibili, la globalizzazione, non fanno che aumentare la pressione interna di questo palloncino mettendo il sistema in tensione. Ora basta il minimo cedimento per produrre uno scoppio, un esito in qualche modo inevitabile.

Non è facile dire con precisione quando succederà ne esattamente come, proprio perché i sistemi complessi sono difficili da capire fino in fondo. Però quando il palloncino è gonfio e testo basta un piccolo trauma per provocare l’esplosione. Questa crisi finanziaria potrebbe essere quel trauma e provocare una reazione a catena che a causa della tensione del sistema non si riesce ad arginare (speriamo ovviamente di no). Oppure potremmo riuscire a superarla in qualche modo, ma questo non allevierebbe la tensione e quindi dovremmo aspettarci che un successivo evento, magari di altro genere, possa far saltare tutto.

In tutto questo c’è un elemento abbastanza semplice da comprendere. Un sistema basato sulla crescita continua dovrebbe disporre di risorse infinite, cosa che sul pianeta Terra non è ovviamente possibile.

L’unico modo di uscire da questa situazione (di sgonfiare il palloncino) è di applicare strategie che prevedano riorganizzazioni profonde del sistema stesso. Non possiamo far finta di nulla pensando che improvvisamente uscirà da un cassetto qualcosa in grado di sostituire il petrolio o convincerci che l’avanzare della scienza ci consentirà di continuare a crescere, consumare e inquinare sempre di più per sempre.

L’unico rammarico è che la crisi che stiamo sperimentando era sostanzialmente prevedibile e ampiamente prevista da molti scienziati ed economisti. Ci sarebbe stato tutto il tempo di passare da questo sistema a uno diverso e sostenibile in modo morbido e progressivo. E invece no.

Quando si arriva a comprendere che questo sistema è arrivato al capolinea nasce la necessità di immaginarne un altro. Serve un nuovo paradigma un modello di organizzazione della società che parta da presupposti differenti e serve il percorso che porti dal presente in cui siamo al futuro che abbiamo immaginato.

Serve una transizione.

… continua

Una Risposta to “Io e l’Incontro al Alcatraz: 1”

  1. Io e l’incontro di Alcatraz: 2 « Io e la Transizione Says:

    […] Io e l’incontro di Alcatraz: 2 Leggi l’articolo precedente. […]

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger cliccano Mi Piace per questo: