Una “svolta” verso il futuro

Ecco la traduzione di un recente articolo apparso sul Guardian.
Grazie a Diana per la “mediazione linguistica”. 

mercoledì 10 settembre 2008

Descritto come un “esperimento sociale su larga scala”, il movimento delle Transition Town offre alcune buone idee per una vita a basso consumo.

Quando Waterstone ha recentemente chiesto a 150 Membri del Parlamento (Inglese) quali erano state le loro letture estive preferite, il numero 5 della lista è stato un libro di un gruppo ambientalista di cui 2 anni fa nessuno aveva sentito parlare. Ma durante questo periodo il movimento delle Transition Town è cresciuto da un’idea nata in un’aula scolastica ad un network internazionale diffuso, che contiene molte delle risposte ai nostri problemi ambientali.

L’idea che c’è dietro alle Transition Town è semplice: se tu non credi che i governi intraprenderanno azioni significative riguardo ai cambiamenti climatici ed al “picco del petrolio”, allora puoi creare tu stesso comunità che siano in grado di farlo. 

E’ un’idea che sta guadagnando terreno rapidamente. La scorsa settimana c’è stato il secondo anniversario della creazione della prima Transition Town, Totnes, nel Devon (UK) e la realizzazione della centesima, Fujino, in Giappone. Queste comunità si sono impegnate ad affrancarsi della dipendenza del petrolio e a trasformare, in un periodo che va dai 10 ai 20 anni, la propria economia da alto a basso consumo di energia. Nel frattempo, ci sono 900 “mullers”, persone che prendono in considerazione l’idea di creare una propria rete di franchising, incluso Ambridge, il paese virtuale degli arcieri di radio 4.

Tutto cominciò nel 2003 con Rob Hopkins, il quale, durante una conferenza a Kinsale, West Cork, riguardo uno stile di vita sostenibile, lavorò insieme alla sua classe per creare un piano di energia alternativo in risposta ai problemi posti dall’avvento del picco di produzione del petrolio. Questo piano è stato adottato dall’amministrazione locale come linea politica, e quando Hopkins ritornò in Inghilterra per finire il suo dottorato, fondò la prima Transition Town: Totnes.

“Non era per niente ciò che mi aspettavo,” disse “e si basa su un’idea molto semplice: forse il futuro potrebbe essere questo, quindi qui ci sono alcuni strumenti che potrebbero servirci. Ma c’è dell’altro: è una sorta di collante, che fa presa in fretta sulla gente, che “si aggrappa alla gente come una spiga”. Siamo tutti sulla stessa barca, è una sfida che ci chiede di riunirci in un modo senza precedenti, invece che continuare a dividerci sempre di più. Ricostruire le nostre comunità sarà cruciale nei prossimi 10/15 anni.”

Il Network della Transizione, il nucleo coordinatore, dichiara allegramente di non avere idea di come potrà funzionare. “E’ un esperimento sociale su larga scala”, dice il sito internet. Ma presenta comunità guidate in un percorso a 12 tappe per una economia a basso consumo. La prima tappa è formare un comitato guida per portare avanti il progetto. Le tappe successive riguardano il crescere della consapevolezza, la costruzione di gruppi di lavoro per discutere argomenti quali il cibo e il carburante, la mediazione con le amministrazioni locali. L’ultima tappa vede la nascita di un unico piano di azione energetico.

A Lewes, nel Sussex orientale, la cofondatrice del gruppo di transizione, Adrienne Campbell, ha affermato: “Farlo insieme ad altre persone è veramente importante, in questo modo diventa un’avventura, una sfida collettiva. Se tu affronti la questione da solo, potrebbe arrivare a schiacciarti”. 

L’iniziativa a Lewes ha preso piede quando 5 persone si sono messe insieme e si sono ritrovate centinaia di volte all’anno per raccontare e guardare film sul picco del petrolio e sul cambiamento del clima. Adesso stanno lavorando su come riprogettare le giornate, come riparare i vestiti, fare un orto, ecc… abilità che abbiamo perso, ma di cui potremmo avere bisogno in futuro. Circa una ventina di gruppi si ritrovano per lavorare su come vorrebbero cambiare le cose e incontri regolari con le amministrazioni cittadine fanno sì che queste idee si concretizzino in azioni.

Il gruppo originale ha dato vita alla “Ouse Valley Energy Services Company” e con l’aiuto del governo supporta il lancio di tecnologie basate su energie rinnovabili nel territorio.

Lewes sta cercando di seguire il percorso della città di Totnes, che lo scorso anno ha introdotto la propria moneta, utilizzata soltanto per il business locale, per supportare l’economia locale e per far ragionare la gente su come spende i propri soldi. 

L’intera faccenda è stata descritta “come una festa piuttosto che una marcia di protesta”, ed è a questo concetto che Hopkins attribuisce il successo del movimento. Ha detto “E’ una cosa positiva e non parte dal tentativo di identificare di chi è la colpa. Cerca di trovare quali sono le opportunità date dal picco del petrolio e dai cambiamenti climatici, non i problemi che questi ci pongono.”

La Campbell crede così tanto in questa idea che ha cominciato a lavorare a tempo pieno non retribuita, cercando di aiutare i gruppi che stanno nascendo nel sud-est dell’Inghilterra. Questa regione, ha detto, è stata particolarmente toccata dal movimento delle Transition Town, tanto da avere tra i 40 e 50 gruppi che stanno partendo.

A proposito della transizione delle città di Brighton e Hove, John Bristow, un membro del comitato guida, ha detto “La cosa fondamentale è che noi stiamo aumentando la resilienza per fronteggiare gli shock futuri. Le cose diventeranno sempre più difficili per quanto riguarda cibo ed energia. Se la gente capisce questo e lavora insieme, si creano comunità più forti. Noi abbiamo bisogno di condividere le esperienze per ritrovarci e nel realizzare questo, piuttosto che aspettare, possiamo prepararci per il futuro o creare il tipo di futuro che vogliamo.” 

Il movimento si sta rapidamente diffondendo oltre le proprie basi di partenza. Il governo scozzese ha accordato finanziamenti per incoraggiare l’iniziativa delle transition e in luglio, la giunta del distretto di South Somerset ha votato “la piena approvazione al movimento delle Transition Town e sottoscritto i principi fondamentali dell’organizzazione”. Ha inoltre promesso di offrire supporto a tutti quelli che vogliono aderire all’iniziativa, con l’obiettivo di diventare il primo Transition District. 

Ultimamente, è l’ottimismo che si respira nel movimento che gli sta dando forza. E’ pieno di gente che, piuttosto che spaventarsi di fronte all’inizio del cambiamento climatico e del picco del petrolio, li vivono con un senso di attesa, come una sfida appassionante, e una ragione per scoprire valori forse meno tangibili di una nuova macchina o di una tv a schermo piatto, ma che sono molto più preziosi.

“Il modo in cui stiamo facendo le cose al momento non sta funzionando” dice Hopkins “durante l’era del petrolio, il successo e il benessere venivano misurati in base a quanto petrolio  si consumava. Ma adesso le persone si stanno accorgendo che la prosperità futura di dove vivono deriva dal non essere dipendenti dal petrolio. Lo scenario che salta fuori quando le persone realizzano tutto ciò è eclatante, e vedere crescere questa consapevolezza nelle comunità in giro per il paese è  quello che mi da speranza per il futuro”.

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Articolo originale.
Traduzione: Diana 

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