Riduzione del fabbisogno energetico

Con il decrescere della disponibilità di petrolio dovremo affrontare una sostanziale scarsità di energia rispetto a quelli che sono i nostri standard attuali. Una delle aree di intervento pratico delle attività di Transizione è quindi quella del risparmio e dell’efficienza energetica.

Suppongo che sia un tema che vi è abbastanza familiare.

Gli interventi che si possono fare all’interno della comunità sono tantissimi e a tantissimi livelli, si va dalla sostituzione delle lampadine a incandescenza con quelle elettroniche ad alta efficienza alla conversione del sistema di illuminazione pubblica da convenzionale a tecnologia led. Dalla coibentazione delle abitazioni, all’installazione di pannelli solari, fotovoltaici, generatori eolici, microturbine nei corsi d’acqua, ecc.

Gli obiettivi sono sostanzialmente due:

  1. vivere confortevolmente consumando decisamente meno energia
  2. produrre la maggior parte dell’energia necessaria alla comunità in modo sostenibile e in loco (riduzione della dipendenza e aumento della resilienza)

Le due cose sono strettamente correlate perché allo stato attuale delle tecnologie disponibili, non è possibile sostituire il petrolio e le fonti fossili con fonti rinnovabili se non riducendo contemporaneamente il nostro fabbisogno energetico È ancora una volta una questione di numeri, se non si fanno le due cose contemporaneamente i conti non possono tornare.

Un problema culturale

Ma è anche e profondamente una questione culturale. La grandissima disponibilità di energia che ha caratterizzato questa fase dell’evoluzione umana (diciamo gli ultimi 100 anni) ci ha fortemente viziati e condotto a fare scelte piuttosto inefficienti.

Cosa facciamo di tutta questa ricchezza energetica? In gran parte la sprechiamo.

Vi faccio solo un esempio piccolo, piccolo. In inverno noi scaldiamo le nostre case utilizzando molta energia, poi all’interno della casa riscaldata mettiamo un frigorifero che consuma energia per raffreddare l’aria che abbiamo appena riscaldata. È un processo abbastanza demenziale, concepibile solo in una situazione in cui si disponga di tantissima energia a bassissimo prezzo.

Passare a un sistema più efficiente non comporta in realtà una perdita di comfort o un passo indietro, ma solo un salto culturale nel modo in cui progettiamo le cose.

Oggi è possibile costruire a abitazioni assolutamente confortevoli che non necessitano di impianto di riscaldamento e che oltre ad essere totalmente autonome sul fronte energetico possono addirittura cedere l’energia in eccesso ad altri utilizzatori. Chiaramente questi obiettivi si possono raggiungere solo su edifici nuovi.

Per tutte le altre situazioni si devono prevedere altri tipi di intervento. Ecco perché nelle città di Transizione si forma quasi sempre un gruppo che si dedica a studiare le soluzioni e a metterle in pratica. Si formano gruppi d’acquisto per gli impianti del solare termico, si fanno corsi di autocostruzione e installazione, si possono coinvolgere le banche per creare piani di finanziamento collettivi vantaggiosi, creare parchi solari o eolici collettivi o cooperativi, ecc.

Ogni comunità deve trovare le sue soluzioni

Come in tutte le cose della Transizione non esiste una formula magica, è la creatività della comunità che deve produrre le soluzioni più adatte. Esistono oggi tantissime possibilità per ricavare energia dall’ambiente che ci circonda valorizzando le risorse disponibili in modo sostenibile.

C’è da dire che in questo siamo anche più avvantaggiati rispetto alle città inglesi. Noi abbiamo tantissimo sole da sfruttare, loro no.

A Monteveglio (Bo), la mia città, abbiamo un parco naturale e il suo grande bosco: potremmo forse pensare a una piccola centrale che produca energia con la biomassa di scarto prodotta dalla manutenzione del bosco e delle attività agricole? È un’ipotesi da analizzare.

La via è comunque quella indicata dalla Permacultura. Imitare la saggezza dei processi naturali che generalmente presentano un livello di efficienza intrinseca tale da ridicolizzare la maggior parte di quelli utilizzati dall’uomo.

Non fate l’errore di pensare che questo sia un atteggiamento new-age. Si tratta in realtà del fronte più avanzato della ricerca scientifica. È di pochi giorni fa la notizia che finalmente siamo riusciti a riprodurre in laboratorio qualcosa di simile alla fotosintesi clorofilliana.

Tanto per capirci, un singnolo cervello umano possiede e mantiene attive 2 volte più connessioni dell’intero sistema di Information Technology mondiale. Solo che l’IT mondiale consuma oggi il 5% dell’elettricità prodotta sul pianeta, un cervello umano circa 20 watt*. Capite l’allucinante differenza sul fronte dell’efficienza energetica?

È questo tipo di obiettivi che dobbiamo raggiungere nella nostra crescita tecnologica, ma ci vorrà tempo.

Mentre progrediamo avremo bisogno di organizzare la nostra vita ad un livello energetico molto inferiore, quindi la Transizione si rimbocca le maniche e provvede utilizzando la tecnologia disponibile e il buon senso.

Nel fare tutto questo accade inoltre che si interrompono i circuiti viziosi che portano all’emissione dei gas serra e di tantissime sostanze inquinanti, contribuendo fattivamente a combattere il cambiamento climatico e migliorando le condizioni di salute all’interno della comunità.

Uno degli obiettivi principali del processo di Transizione è la stesura di un vero e proprio piano coordinato e armonico di discesa del fabbisogno energetico della comunità stessa.

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3 Risposte to “Riduzione del fabbisogno energetico”

  1. Riqualificazione delle persone « Io e la Transizione Says:

    […] Segue… […]

  2. Marco Mameli Says:

    è difficile, v° che al di meno ti ritrovi solo. tutti i miei conoscenti sono letteralmente fagocitati nel sistema e ne sono schiavi inconsapevoli. quindi pericolosi per chi come me è in fase di transizione. perchè la consapevolezza di impone grande responsabilità.. e … quindi devi pagare (devi morire!) in qualche modo l’incoscenza del tuo prossimo!
    spiegare certi argomenti può renderli comprensibili… ma poi finisce li.
    ti ritrovi a vivere due o più vite in contraddizione l’una con l’altra perchè non cavi riscontri dal prossimo ma solo bravo, bravissimo e intanto chi te lo dice gira in fuoriserie e commercia prodotti stranieri e qualitativamente zero, in più ti comanda e decide il tuo presente e il tuo futuro. ti marchia a fuoco (perchè ti fa male) ma tu fai finta di niente e continui nella grande opera di ricostituzione del ciclo delle leggi della natura. è una scelta. nel paese dove ho la terra il contadino è un operaio dell’industria come il metalmeccanico. compra il pane delle multinazionali e va allAuchan o al carrefour e inquina tanto usa il trattore e sparge antiparassitari: come fa ad uscire del vino o l’olio buono e di qualità da quelle aziende? boh????? sono letteralmente circondato da “bestie” tutto in fila e in riga, ecc… è una bruttura. occorrerebbe incentivare l’informale e attento giardino del godimento come ci raccontano di quel paradiso terrestre della bibbia di adamo ed eva e pure con il con il serpente saggio che invece ci toglie il senso di colpa che neanche più i poveri e gli ignoranti hanno nella loro effimera inconsapevolezza. basta che possano recarsi nei centri comm.li e loro sono contenti… che pena! la comunicazione per come è oggi ha creato un mondo di merda non riciclabile. per questo anche se il “fagotto umano” non è un buon concime la terra gliene è grata ugualmente basta non aver cacato sottoprodotti da multinazionale. faciamoci tutto quel che si puù in casa con quello che offre la natura: anche il deserto è ricco come il prato all’inglese soprattutto quando ognuno di essi è al posto suo così come la terra vuole. è ora di finire di stravolgerla. ritorniamo ai concetti veri dell’esistenza. la terra va servita non depredata. il potere dell’uomo sull’uomo è l’esempio di questa stronzata di avidità. non vorrei offendere gli avvoltoi e le iene o gli scacalli o le piante, così come la spina nascosta sotto terra confondendoli con l’essere uomo….. schiavi che però distruggono le vite innocenti da sempre e più che mai. che dolore immenso… mi sento come se fossio la terra dolore, dolore e ancora tristezza, voglia di piangere… probabilmante la piaga uomo non si risolverà mai se non con la terra che si ribella nella sua totalità, con e nell’universo senza vendetta ma solo perchè l’energia della natura e si complessa ma anche così semplice che secondo me e un addio per sempre. quello che fa bene al suo equilibrio non coincide con noi. occorre ragionare nei termini che tutto quel che di meraviglioso ci appare in senso totale non è fatto per noi ma invece siamo noi che saremmo dovuti nascere per poi trovarci oggi a servire la terra solo con umiltà seguendo le sue leggi. quello che viviamo è un’allucinazione che non ha senso. gli eroi i santi i cattivi non esistono perchè gli ha creati l’uomo e l’uomo stesso quindi non esiste, però esiste la vita…….. è così breve!…

  3. Emiliano Says:

    Buongiorno,
    nel mio piccolo, sto sperimentando sitemi di permacultura e mi sto riavvicinando alla natura.
    Ho fatto anche degli esperimenti di ritorno al riscaldamento domestico con il legname: Il limite maggiore che è emerso è stata la scarsa autonomia delle stufe che erano sempre spente, fredde e da riaccendere al mio ritorno a casa come al mio risveglio, in più la temperatura in casa, nei periodi più freddi era fastidiosamente bassa ad ogni mio rientro. Ho poi scoperto l’esistenza di focolari domestici chiusi, stufe e caminetti a legna, che garantivano una autonomia di fuoco più braci, fino ad oltre 10, 12 ed addirittura 15 ore ! Da questa esperienza è scaturita l’idea di fare un sito sulle stufe a lunga autonomia , che descrivesse nel dettaglio questa mia positiva esperienza. In effetti con questi focolari risulta possibile ed anzi confortevole, riscaldarsi con il legname, anche oggi che manchiamo da casa per molte ore, dovendoci recare negli uffici o nelle fabbriche per fare il nostro lavoro.
    In alternativa esistono le stufe ad accumulo, ma sono comunque da riaccendere 2 volte al giorno mentre quelle a lunga autonomia sono sempre accese, in più le prime erano troppo care per le mie tasche. Sono partito dalla stufa perchè non avevo a disposizione denaro sufficiente per lavori di coibentazione, ma è stata una scelta molto ben ripagata… ora sto cercando, nel mio piccolo di lavorare anche sull’isolamento termico.

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