Economia e moneta locale

Un altro aspetto su cui la Transizione lavora è quello della ricostruzione di un sistema più solido di economia locale. È facile capire come questo vada di pari passo alla rilocalizzazione della produzione agricola, dei beni e dei servizi essenziali.

Nel sistema del mercato globale che attualmente governa le nostre vite, succede spesso che la capacità economica di una comunità venga utilizzata per arricchire “entità” che sono lontanissime dalla comunità stessa. La domanda da porsi è: quanto di quello che guadagno rimane qui dove vivo?

La risposta è abbastanza semplice. Stanno sparendo i negozi locali e le piccole attività artigianali e vengono sostituiti da ipermercati e attività gestite da grandi aziende o multinazionali. Questo significa che gran parte del denaro che viene speso localmente, magari al supermercato, non resta nella comunità se non in piccola parte (sotto forma di stipendi a chi lavora nel supermercato e all’indotto locale che il negozio crea).

La comunità quindi si impoverisce e aumenta la sua condizione di dipendenza nei confronti di un sistema che non ha alcuna possibilità di controllare.

In molte luoghi del mondo sono nate comunità locali che hanno cominciato a sviluppare metodi per combattere questa tendenza. Quello più sperimentato è la creazione di una moneta locale alternativa a quella ufficiale.

LA MONETA LOCALE

A Totnes, la prima città di transizione, è stata creata una “versione locale” della sterlina inglese. Sono state stampate delle banconote con circolarità esclusivamente locale, accettate cioè da tutti i commercianti che desideravano aderire al progetto (pensate a una sorta di buoni sconto).

Il Totnes Pound (così sono state chiamate) ha il valore di una sterlina, ma può essere acquistato per 95 centesimi, producendo così un piccolo vantaggio economico per chi lo utilizza. Una volta messa in circolazione, questa moneta crea un circuito economico di estensione geografica limitata e quindi tende a far rimanere la ricchezza all’interno della comunità.

Dopo un primo esperimento limitato di buon successo, a Totnes si è dato il via a una diffusione su scala più ampia e, vista l’ottima risposta ottenuta, si sta pensando addirittura di portare il cambio alla completa parità con la sterlina.

UN MUTAMENTO CULTURALE

Questo tipo di approccio è utilizzato nei modelli di Transizione, ma in realtà nasce molto prima in contesti differenti. Troviamo esperienze di questo tipo anche negli USA o in Germania (vedi filmato qui sotto in Italiano) e una addirittura è attiva in Italia proprio in questo momento.

I sistemi di economia locale producono infatti importanti cambiamenti culturali riportando la comunità e le sue potenzialità produttive e di sviluppo al centro della scena.

Rendono possibile la nascita e lo sviluppo di attività che non potrebbero mai sopravvivere in un regime di economia globale, per il semplice fatto che gli attori multinazionali, o anche semplicemente le grandi imprese, hanno tutto l’interesse a mantenere in “stato di dipendenza” il più grande numero di persone possibile. Questo produce una cattiva distribuzione delle risorse economiche perché si creano enormi accentramenti di capitali che poi non vengono ridistribuiti.

La moneta locale fa da cuscinetto tra il mercato globale e la comunità, diventando un valido strumento per costruire resilienza, ma anche benessere e giustizia sociale. Un altro aspetto della Transizione che ci fa pensare che oltre il Picco ci aspetti in realtà uno scenario migliore di quello attuale, basta cominciare a muoversi nelle direzioni giuste.

Segue…

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2 Risposte to “Economia e moneta locale”

  1. Vacanze e novità « Io e la Transizione Says:

    […] Ricostruzione di un sistema economico locale […]

  2. Rilocalizzazione delle risorse « Io e la Transizione Says:

    […] Segue… […]

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