Rilocalizzazione delle risorse

In un mondo con meno petrolio uno dei primi problemi da risolvere è quello dei trasporti. Il 98% dell’energia che utilizziamo per spostare persone e cose viene dal petrolio.

Senza l’attuale, immensa capacità di muovere le merci da un luogo all’altro del pianeta, o da un punto all’altro di una singola nazione, diventa vitale per ogni comunità produrre i beni fondamentali sul proprio territorio e ridurre al massimo la dipendenza da cose che arrivano da fuori.

Per prepararci a una situazione di crisi petrolifera ed energetica dobbiamo dunque rilocalizzare l’economia di base. Se ogni comunità produce la maggior parte del proprio cibo nel proprio territorio e la propria energia utilizzando fonti rinnovabili, aumenta immediatamente la propria resilienza e sviluppa un sistema economico locale.

Questo non deve escludere l’esistenza di altri livelli economici, produttivi e commerciali. Devono continuare ad esistere mercati regionali, nazionali e globali sui quali si producono e si scambiano beni che non avrebbe senso o che non sarebbe possibile localizzare (per esempio le tecnologie avanzate, i farmaci più complessi, ecc.).

RILOCALIZZAZIONE E CIRCUITI VIRTUOSI

Trovo che il processo di rilocalizzazione sia un bellissimo generatore di circuiti virtuosi retroattivi, ovvero capaci di alimentarsi a cascata portando benefici che si sommano a benefici.

Per produrre nel proprio territorio è necessario curarlo e bonificarlo. Si migliora quindi la condizione ambientale e di conseguenza la salute pubblica. Le colture saranno ovviamente biologiche e progettate secondo le tecniche della Permacultura.

La Permacultura è perfetta per uno scenario localizzato, anzi potremmo dire che questo è lo scenario ispiratore di questa disciplina.

L’uso di colture miste e delle interazioni tra speci animali e vegetali non si presta infatti all’agricoltura industriale su larga scala praticata oggi. È invece la soluzione ideale per produrre coltivazioni a bassa manutenzione e che non prevedono lavorazione con mezzi energivori come trattori, mietitrici, ecc.

Non si usano fertilizzanti o diserbanti chimici (che derivano dal petrolio), si protegge lo strato ricco del suolo evitando erosione, degrado e desertificazione. Conseguentemente non si inquinano le falde idriche, i fiumi, il mare.

Nel modello di Transition la città si trasforma sostituendo i giardini ornamentali con orti. Agli alberi decorativi si sostituiscono alberi come mandori, noccioli, castagni, noci. Queste piante assolvono alle funzioni di ombreggiamento, miglioramento dell’aria e del clima, consolidamento del terreno, ma allo stesso tempo possono, in caso di necessità, soddisfare i bisogni alimentari della comunità.

I giardini delle case vengono anch’essi attrezzati a orto, ma la stessa cosa è possibile per i terrazzi o i balconi o gli spazi interni alle abitazioni. Anche nei comuni vasi da fiori è possibile coltivare ortaggi di vario tipo. Qui sotto vedere il mio giardinetto sperimentale con insalata, rucola, zucchine ed erbe aromatiche, sto provando a scoprire quanto si riesce a produrre usando un vaso (sono cose su cui torneremo).

Gruppi di cittadini prendono in carico aree pubbliche, piccoli giardini, aiuole, e si occupano di convertirle a orto, a frutteto, di impiantare rovi che producano bacche, ecc. (pensate se gli attivisti del guerrilla gardening prendessero questa direzione). Poi le seguono nel tempo e piazzano il prodotto sul mercato locale.

Oltre agli orti vengono introdotti nel “sistema agricolo urbano” galline (carne e uova) e piccoli animali da cortile (carne, latte, lana), che possono anche essere utili per le manutenzioni di prati e scarpate, al posto delle falciatrici e dei decespugliatori.

IL METODO

Non c’è un solo modo di organizzare tutto questo, ogni comunità deve individuare la sua strada. Si possono creare fattorie sociali, assegnare orti famigliari, o coltivare a casa propria. A Totnes circa il 60% del cibo che si consuma in città è ormai prodotto localmente.

La stessa logica viene poi applicata alla produzione dell’energia, progettando un piano che consenta alla comunità di diventare progressivamente sempre più indipendente dalla rete nazionale grazie all’uso intensivo di un mix di energie rinnovabili.

La rilocalizzazione riguarda anche la produzione di oggetti, o l’utilizzo e il reperimento delle materie prime. Una delle tante iniziative riguarda la messa in rete del sistema di scarti e approvvigionamenti delle aziende. Spesso i rifiuti di un’attività industriale o artigianale sono la materia prima di un’altra. Domanda ed offerta vengono così collegate in modo diretto permettendo grande efficienza e risparmio di energia per i trasporti.

Ho solo iniziato a scalfire il potenziale del processo di rilocalizzazione, ma preferisco fermarmi qui e tornare sull’argomento via via che vi racconto degli altri punti del mio elenco.

Segue…

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6 Risposte to “Rilocalizzazione delle risorse”

  1. Daria Says:

    Due anni di coltivazione in vasi sul terrazzo e, successivamente, in un piccolo orto in giardino di circa 9 metri hanno cambiato radicalmente il nostro modo di fare la spesa e di cibarci. Coltivare, anche “per gioco”, alcune insalate, una pianta di pomodorini, le erbe aromatiche, un vaso di fragole, riempie tutti di grande soddisfazione! inizialmente bisogna essere pazienti: si compra la piantina, oppure si semina, e si sta lì ad aspettare, guardando il vaso che sembra sempre uguale, finché dopo qualche mese il rosmarino è il doppio, il basilico è esploso, l’insalata riempie i piatti, le fragole consentono di fare una macedonia! ovviamente è un percorso che richiede tempo e non bisogna avere fretta né scoraggiarsi quando l’esperimento non da buoni frutti! si inizia piano, con poche cose alla volta, ma posso testimoniare che in circa due anni si può arrivare a una sorta di autonomia di frutta e verdura! di sicuro non ci sarà l’avocado nei piatti domestici, ma, imparando a cucinare con fantasia e riscoprendo alcune ricette mediterranee sull’utilizzo delle erbe aromatiche in cucina, si possono preparare gustosi piatti che offrono un profumo e un sapore più vero ed intenso!

  2. Cristiano Says:

    Io invece ho scoperto oggi che la terra del mio giardino è inquinata e non potrò fare un orto a terra (ho fatto fare le analisi). Queste sono le meraviglie del nostro tempo, stiamo riducendo il territorio ad una condizione “non adatta alla specie umana”: bellissimo.

    Ora o bonifico tutto, ma la falda sottostante è inquinata pure lei quindi la bonifica potrebbe essere inutile, o continuo la coltivazione in vaso nonostante la disponibilità di un pezzettino di terra.

    In compenso ho analizzato l’acqua del rubinetto ed è perfetta, acqua minerale addio per sempre.

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  6. Una visione « Fattoria Il Giardino Says:

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